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Elogio della follia

 

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Elogio della follia (titolo greco : Morias Enkomion (Μωρίας Εγκώμιον), latino: Stultitiae Laus oppure Encomium Moriae,

alle volte tradotto con In elogio della follia, olandese: Lof der Zotheid) è un saggio scritto da Erasmo da Rotterdam nel 1511. Il lavoro fu redatto, compilato e completato originariamente nel giro di una settimana mentre soggiornava con Tommaso Moro nella residenza di quest’ultimo a Bucklersbury. Elogio della follia è considerato uno dei lavori letterari più influenti della civiltà occidentale e il catalizzatore della Riforma protestante. Inizia con un encomio in forma satirica alla maniera del satirico greco Luciano di Samosata, i cui lavori erano stati recentemente tradotti da Erasmo e Tommaso in latino, un pezzo di sciocchezza virtuosa; acquisisce dunque un tono più scuro in una serie di orazioni, quando la Follia predica di auto-ingannarsi e a diventare matti e muove verso un esame critico dei pii ma superstiziosi abusi della dottrina cattolica e di alcune pratiche corrotte della Chiesa cattolica romana – alla quale per altro Erasmo era stato sempre fedele – e la follia dei maestri (incluso Erasmo). Erasmo era ritornato recentemente deluso da Roma, dove aveva rifiutato di essere promosso gerarchicamente nella curia papale, e la Follia si prende lentamente la voce di rimprovero dello stesso Erasmo. Il saggio finisce con una schietta e commovente dichiarazione sui veri ideali cristiani. Erasmo era un buon amico di Thomas More — un altro fedele cattolico romano e denigratore di Martin Lutero, con il quale condivideva una passione per l’umorismo asciutto ed altre occupazioni intellettuali. Il titolo "Moriae Encomium" può essere anche letto con il significato "In elogio di Moro". I doppi o tripli significati si trovano un po’ ovunque nel testo.

Il saggio è pieno di allusioni classiche recapitato con uno stile classico dei dotti umanisti del Rinascimento.

La Follia sfila come uno degli dei, figlia di Plutos e della Freschezza e allevata dall’ignoranza e dall’ubriachezza, i cui fedeli compagni includono Philautia (Vanità), Kolakia (Adulazione), Lethe (Dimenticanza), Misoponia (Accidia), Hedone (Piacere), Anoia (Demenza), Tryphe (Licensiosità), Komos (Intemperanza) ed Eegretos Hypnos (sonno mortale). Moriae Encomium diventò molto popolare, per lo stupore ed a volte sgomento di Erasmo stesso. Il papa Leone X pensò che fosse buffo. Prima della morte di Erasmo era stato ristampato più volte e tradotto in Francese e Tedesco. Subito dopo ne seguì pure un’edizione inglese. Influenzò l’insegnamento della retorica durante la fine del sedicesimo secolo, e l’arte dell’adossografia o elogio di soggetti senza valore divenne un esercizio popolare nelle scuole di Grammatica elisabettiane: si veda Charles O. McDonald, La Retorica della Tragedia (Amherst, 1966). Una delle edizioni del 1511 fu illustrata con xilografie da Hans Holbein il Vecchio. Queste sono le più famose illustrazione di Elogio della Follia. Per Giovanni Papini e altri, Erasmo si sarebbe ispirato per la sua opera al lavoro di un umanista italiano, il De triumpho stultitiae di Faustino Perisauli, opera ripubblicata presso Il Fauno editore, Firenze, 1963, con studio introduttivo di Alberto Viviani e note di Giannino Fabbri.

Fonte: it.wikipedia.org e liberliber.it

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